Attività

L’ERFAP UIL Campania svolge le proprie attività di progettazione ed erogazione in cinque macroaree della formazione: Formazione iniziale, Formazione Continua, Formazione superiore, l’Orientamento e l’Educazione degli adulti. Di seguito troverete nel dettagli le attività specifiche per ogni macroarea.

Formazione Iniziale

L’art. 68 della legge 144/99, che elevava l’obbligo scolastico all’età di 18 anni, ha rappresentato un’importantissima innovazione nel quadro dell’offerta formativa del nostro Paese; attraverso questo dispositivo si intendeva offrire a tutti i giovani un’opportunità “forte” di completare il percorso formativo attraverso il conseguimento di un diploma o di una qualifica professionale, eliminando gli abbandoni precoci del sistema. A tale scopo la legge e la successiva regolamentazione attuativa ha disegnato un sistema complesso nel quale sono coinvolti molteplici attori, istituzionali e non, che costituiscono, di fatto, una vera e propria rete di servizi sul territorio.

– Offerta Formativa Integrata Sperimentale (OFIS)

La Regione Campania ha inteso realizzare, a partire dall’anno scolastico 2003/2004, un’offerta formativa integrata sperimentale di istruzione e formazione professionale finalizzata al contrasto e al recupero della dispersione scolastica e degli insuccessi formativi; gli “OFIS” permettono ai giovani in possesso del diploma di licenza media l’accesso a percorsi formativi triennali che prevedono sia il conseguimento, al termine del percorso, di una qualifica di secondo livello valida sul territorio nazionale, sia l’acquisizione e la certificazione dei crediti riconosciuti per i possibili “rientri” degli studenti nel percorso di istruzione “normale”.

– Percorsi  Alternativi Sperimentali (PAS)

La Regione Campania, nel 2007, avvia i Percorsi Alternativi Sperimentali che hanno l’obiettivo di riportare e mantenere dentro il sistema di istruzione i giovani “dispersi”, cioè coloro che hanno conseguito la licenza media ma non risultano iscritti in nessun percorso scolastico/formativo.

I PAS si articolano su due annualità per il conseguimento di una qualifica regionale di primo livello e prevedono la possibilità di proseguire con l’accesso al terzo anno di un percorso integrato di istruzione e formazione (OFIS) o con il rientro in un percorso di istruzione ordinaria. I PAS si svolgono in partenariato tra un istituto statale professionale, un Ente di formazione e con il coinvolgimento del mondo delle imprese, le aziende partner, infatti, ospiteranno gli stages per consentire un immediato contatto con il mondo del lavoro.

– Scuole Aperte

Il progetto “Scuole Aperte” è finalizzato a favorire l’apertura delle Istituzioni Scolastiche, di ogni ordine e grado, oltre l’orario curriculare, allo scopo di rafforzarne la funzione di centro di promozione culturale, sociale e civile del territorio e di formazione di cittadinanza attiva.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto per il contrasto all’emarginazione e al disagio sociale, per la lotta all’evasione scolastica e all’abbandono dei percorsi formativi, per l’attuazione del diritto allo studio per tutto l’arco della vita.

Formazione Continua

– Apprendistato (Artigianato, Industria e Commercio)

Il contratto di Apprendistato è un particolare rapporto di lavoro che prevede che al giovane apprendista venga fornita  la formazione necessaria per diventare un lavoratore qualificato. Accanto alla formazione impartita sul luogo di lavoro a cura dell’imprenditore, la legge 196 del ’97 stabilisce che, affinché il contratto sia valido, l’apprendista deve  frequentare anche un corso di formazione esterno all’azienda. Nel 2003, l’art. 49 del D.Lgs. 276 ha previsto una tipologia di apprendistato denominato “apprendistato professionalizzante”. Esso è attivabile per il conseguimento di una qualificazione attraverso una formazione sul lavoro ed è finalizzato all’acquisizione di competenze di base, trasversali e tecnico-professionali. Tale percorso non porta all’acquisizione di un titolo di studio del sistema di istruzione e formazione professionale, ma all’accrescimento delle capacità tecniche dell’individuo al fine di farlo diventare un lavoratore qualificato.

– Fondi Interprofessionali per la formazione continua

I Fondi Paritetici Inteprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle Parti Sociali attraverso specifici Accordi Interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

La legge 388 del 2000 consente alle imprese di destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’INPS (il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”) alla formazione dei propri dipendenti. I datori di lavoro possono infatti chiedere all’INPS di trasferire il contributo ad uno dei Fondi Paritetici Interprofessionali che provvederà a finanziare le attività formative per i lavoratori delle imprese aderenti.

– Legge 236/93 “Interventi urgenti a sostegno dell’occupazione”

Il Ministero del lavoro può erogare contributi per la realizzazione di servizi di informazione e consulenza in favore dei lavoratori occupati e/o in cassa integrazione straordinaria e degli iscritti nelle liste di mobilità, al fine sia di aggiornare ed accrescere le loro competenze per ridurre il pericolo di espulsione dal mercato e sostenere la competitività delle imprese, sia per favorirne la ricollocazione anche in attività di lavoro autonomo.

– Legge 53/2000

“Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”

Le regioni possono finanziare progetti di formazione dei lavoratori che, sulla base di accordi contrattuali, prevedano quote di riduzione dell’orario di lavoro, nonché progetti di formazione presentati direttamente dai lavoratori.  (art. 6 comma 4)

Formazione Superiore

– Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS)

I progetti IFTS sono destinati a adulti disoccupati, inoccupati ed occupati in possesso di un diploma di scuola media superiore o di laurea; una recente integrazione normativa ha esteso la possibilità di partecipazione ai non diplomati con adeguato curriculum.

I progetti IFTS si realizzano obbligatoriamente in partenariato tra Ente di Formazione, Università, Scuola superiore statale ed azienda.

Gli standard minimi nazionali del Regolamento, definiscono la base minima comune delle competenze da acquisire in esito al percorso formativo. Le Regioni, sulla base dell’analisi dei fabbisogni professionali locali ed attraverso la concertazione tra i soggetti istituzionali e sociali, implementano gli standard minimi nazionali con l’individuazione di competenze aggiuntive che possono dar luogo a specifici profili professionali regionali, con particolare riferimento ai processi produttivi ed agli interventi di sviluppo locale.

– Poli formativi per l’Istruzione e la Formazione Tecnica Superiore

Al fine di raggiungere entro il 2010 gli obiettivi fissati dal Consiglio di Lisbona per lo sviluppo di un’economia fondata sulla conoscenza, le linee guida comunitarie indicano la necessità di promuovere nuovi modelli fondati su una più stretta relazione tra istituzioni formative, mondo del lavoro e sistema territoriale.

In tale contesto si colloca il processo di consolidamento del sistema per l’IFTS che, come indicato nell’Accordo del 2004 in sede di Conferenza Stato – Regioni, “… per superare progressivamente la precarietà e la frammentazione degli interventi nonché per facilitare l’accumulazione delle conoscenze e delle esperienze…” dovranno realizzarsi “…programmi di intervento assegnati a istituzioni scolastiche o a sedi formative accreditate, che possano operare su base pluriennale” assumendo la denominazione di Poli formativi per l’IFTS e la funzione prioritaria di trasferimento dei linguaggi e delle metodologie dell’innovazione (scientifiche, tecnologiche, organizzative ecc.) tra istituzioni di ricerca e imprese.

La Regione Campania ha finanziato i partenariati costituiti tra Università, Enti di formazione, Scuole, Centri di ricerca, aziende e parti sociali nei settori: Aerospazio, Ict, Economia del mare, Agroalimentare, Enograstronomico, Turismo e Moda.

– Istituti Tecnici Superiori (ITS)

Il DPCM del 25 gennaio 2008, riguardante le linee guida sulla riorganizzazione del Sistema di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, introduce la costituzione degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) allo scopo di contribuire alla diffusione della cultura tecnica e scientifica e sostenere, in modo sistematico, le misure per lo sviluppo economico e la competitività del sistema produttivo italiano in linea con i parametri europei.

Gli ITS si concretizzano attraverso la costituzione di Fondazioni di partecipazione i cui soci sono (standard organizzativo minimo):

  • un istituto di istruzione secondaria superiore tecnico o professionale, statale o paritario, ubicato nella provincia sede della fondazione;
  • una struttura formativa accreditata dalla Regione per l’Alta Formazione e ubicata nella provincia sede della fondazione;
  • un’impresa del settore produttivo cui si riferisce l’istituto tecnico superiore;
  • dipartimento universitario o altro organismo appartenente al sistema della ricerca scientifica e tecnologica;
  • un Ente locale (comune, provincia, città metropolitana, comunità montana).

I percorsi formativi attuati dagli ITS hanno la durata di quattro semestri, per un totale di 1800/2000 ore; per particolari figure, tali percorsi possono avere anche una durata superiore, nel limite massimo di sei semestri.

I giovani e gli adulti accedono ai percorsi realizzati dagli ITS con il possesso del diploma di istruzione secondaria superiore.

– Catalogo interregionale dell’Alta Formazione

Il Catalogo Interregionale dell’Alta Formazione ha la finalità di stimolare l’accesso alla formazione lungo tutto l’arco della vita in un’ottica di qualificazione e riqualificazione costante delle persone al fine di aumentarne l’occupabilità e l’adattabilità. In particolare intende favorire l’accesso a percorsi formativi finalizzati al miglioramento dell’occupabilità e delle competenze professionali dei lavoratori, nonché andare incontro alla domanda di mobilità interregionale, valorizzando le scelte individuali e rispondendo alle aspettative delle persone.

Nel 2009 la Regione Campania ha sottoscritto il protocollo d’intesa “Verso un sistema integrato di alta formazione” per aderire all’iniziativa del Catalogo Interregionale condiviso dalle Regioni aderenti (Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto) e che prevede l’assegnazione di voucher formativi per la partecipazione ai corsi ammessi al Catalogo.

ORIENTAMENTO

Le attività di tale area prevedono percorsi integrati e personalizzati di orientamento, bilancio di competenze, counselling, formazione e work experience finalizzati all’integrazione di attività formative e di inserimento lavorativo; promuove lo scambio di esperienze sui casi di eccellenza realizzati in ambito regionale e nazionale.

Educazione per Adulti

Interventi volti ad adeguare le conoscenze di base e le qualifiche dei soggetti maggiormente esposti al rischio di esclusione dai processi produttivi a causa del deterioramento delle competenze, attraverso l’ampliamento delle opportunità di formazione e riqualificazione degli individui più anziani coerentemente con l’approccio del life long learning e dell’invecchiamento attivo.

– Patti Formativi Locali (PFL)

Il Patto Formativo Locale è uno strumento di programmazione finalizzato a rafforzare la qualità dell’offerta formativa in funzione della migliore capacità di percepire e analizzare i reali bisogni dei protagonisti dello sviluppo di un territorio, settore produttivo, filiera o distretto.

Le finalità essenziali del PFL sono: – rispondere ai fabbisogni dei reali protagonisti dello sviluppo attraverso la programmazione integrata delle politiche formative finalizzate alla competitività; – rafforzare le dinamiche legate alla competitività delle imprese attraverso una maggiore consapevolezza del ruolo centrale che le aziende e, più in generale, gli attori economici rivestono per l’efficacia di un processo formativo finalizzato all’elevazione della competitività territoriale. Il PFL può avere dimensione o Territoriale o di Filiera produttiva.

Le tipologie formative previste dal PFL sono di tre tipi: interventi formativi per l’inserimento e il reinserimento nel mercato del lavoro (con un obbligo di assunzione di almeno l’80% dei discenti); interventi formativi di riqualificazione/rafforzamento delle competenze del personale delle aziende aderenti attraverso interventi di formazione continua; interventi formativi per l’accrescimento del capitale umano e riduzione delle cause di svantaggio sociale (inclusione sociale).